BIS-BIS-BIS-NONNO E’ IN TIBET!

Vi siete mai chiesti la storia dei Felini? Eccola!

Alcuni scienziati il 15 Dicembre 2013 si sono imbattuti nel cranio fossile del più antico (come lo chiamo io) “Grande Gatto” conosciuto, vissuto in Tibet ed antenato dei moderni leoni, tigri e leopardi, che sono tutti suoi nipoti, anzi bis-bis-bis nipoti! Il ritrovamento spinge indietro di circa due millenni il record detenuto dai reperti di questi animali, aiutando a capire alcuni passaggi chiave della storia evolutiva della grande  famiglia dei felini.

La specie, indentificata con il nome scientifico di Panthera Blytheae, sarebbe vissuta tra i quattro e i sei milioni di anni fa nelle fredde catene montuose del Himalaya: questo darebbe maggior ragione alla teoria secondo la quale le creature del genere Panthera proverrebbero dall’Asia anziché dall’Africa, come intendeva un fossile trovato precedentemente in Tanzania che fino ad oggi deteneva il record di anzianità con addirittura 3,6 milioni di anni; chissà se mi ritroveranno tra 3,6 milioni di anni!

 

L’aspetto del Blyatae non doveva essere molto diverso da quello dei grandi felini che ancora oggi si aggirano, in diversi punti del nostro Pianeta: secondo gli studiosi, l’animale, che pesava circa 20-25 chilogrammi, sembrava simile al moderno leopardo delle nevi, soltanto con una corporatura leggermente più snella; in effetti, con questo condivideva il tipo di habitat costituito da altipiani e climi estremamente rigidi.

 

La scoperta di Jack, Jack Tesene (archeologo assistente) e i suoi colleghi è avvenuta nell’estate del 2010 quando il team era a caccia di fossili in una lontana regione asiatica lungo il confine tra Cina e Pakistan: il reperto, quasi intatto, era al di sotto di un mucchio di ossa, e includeva arti di antilopi e cavalli. Assieme ad esso c’erano altri frammenti di ossa appartenenti al Grande Gatto, quindi  si trovavano diversi resti appartenenti a ben tre corpi. La scatola cranica, meglio conservata, ha subito attirato l’attenzione dei ricercatori, con la sua fronte ampia e le cavità nasali ben estese, un chiaro adattamento alle basse temperature del suo ambiente, che aiutava a riscaldare l’aria che il caro e vecchio Blyatae respirava.

Spero che non vi mangi……

Regina Mele

 

 

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