Amore e Psiche: il bacio che dà la vita…

Dipinto di William-Adolphe Bouguereau che rappresenta il rapimento di Psiche da Amore

Amore e Psiche è una favola scritta da Apuleio all’interno delle Metamorfosi.

Essa è una favola che si concentra su due personaggi: Amore e Psiche. Ma addentriamoci di più nella storia…

Tutto incomincia dall’invidia della dea Venere nei confronti della bellezza di una giovane mortale di nome Psiche.

Ella era talmente bella da far temere agli uomini di chiederla in moglie, tant’è che la consideravano quasi una divinità. Venere, accecata dalla rabia e dalla gelosia, chiamò suo figlio Amore e gli ordinò di colpire con la sua freccia di cupido l’uomo più mostruoso e vile sulla faccia della terra. Amore, tuttavia, abbagliato dalla bellezza di Psiche, sbadatamente colpì sé stesso, innamorandosi così perdutamente della giovane ragazza.

Nonostante però, la sua bellezza splendente, Psiche era triste, poiché nessun uomo osava chiederle la mano per la consapevolezza di non meritarla. Il padre, che temeva per il futuro di sua figlia, chiese all’oracolo di Apollo un marito per Psiche. Apollo ordinò all’uomo di portare la fanciulla in cima a una rupe con indosso degli abiti funebri, e in quel luogo Psiche avrebbe incontrato presto il suo mostruoso marito.

Il giorno prescelto Psiche fece come gli era stato ordinato dal dio Apollo: si ornò con vesti funebri e attese sulla cima, finché la paura non fu tanta che svenne. Ma, inaspettatamente, l’oracolo di Apollo non si avverò, poiché venne portata via da Amore nel suo palazzo splendente.

Da quel giorno, Amore andava a trovarla ogni notte per poi giacere con lei e condividere emozioni, pensieri e sentimenti.  Il suo volt era oscurato dal buio della notte: lui le promise che sarebbe sempre andato lì a patto che non conoscesse mai la sua identità. Psiche non fu contraria a questa richiesta e seguì queste indicazioni. Cedette solo dopo esser stata convinta dalle sorelle invidiose.

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dipinto di Francois Eduard Picot che rappresenta la fuga di Amore da Psiche

Psiche una notte, preso coraggio, accese una candela e illuminò il viso del giovane, che giaceva accanto a lei nel letto, dormiente. Quando la luce della fiamma illuminò il bel viso del ragazzo, Psiche fu meravigliata da tanta sua bellezza.

Sbadatamente però della cera calda cadde sul corpo di Amore ed egli si svegliò. Amore sentendosi ingannato da Psiche, come punizione fuggì via, con l’intento di non far più ritorno.

Nel frattempo Venere e il figlio Amore ebbero una discussione molto accesa perché l’uomo si era innamorato della più grande rivale della madre.

Psiche, dopo aver chiesto aiuto invano ad altre divinità, decise di affrontare Venere e si recò al suo palazzo per chiederle il permesso di stare con il figlio Amore. Venere la sottopose a quattro prove difficili, ma quella più difficile di tutte era l’ultima: doveva scendere negli Inferi e recuperare da Proserpina un pezzo della sua bellezza.

Proserpina cedette a Psiche un pezzetto della sua bellezza dentro un vasetto e dette a Psiche un ordine ben preciso: non doveva aprire il vasetto. Ma Psiche, era talmente curiosa, che ingenuamente aprì il vasetto e questo la fece cadere in un sonno profondo. Prima che si addormentasse per l’eternità, in suo soccorso venne Amore, il quale atterrando con le sue grandi ali d’angelo, la baciò, così salvandole la vita. Amore chiese a suo padre Giove di poterla portare sull’Olimpo. Sull’Olimpo Psiche, bevve dell’ambrosia e divenne immortale.

Tempo dopo dalla loro unione nacque il frutto del loro eterno amore: una bellissima figlia di nome Voluttà.

Il mio pensiero.

Una favola che riscalda il cuore, così tragica quanto tenera. Un classico semplicemente spettacolare! L’avevate già letta prima? Scrivete un commento e fatemi sapere cosa ne pensate della favola di Amore e Psiche!

Elena Pallotti

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