Jimmy Choo: storia di un mito

Il padre di Jimmy era un calzolaio che lavorava in casa. Jimmy aveva 11 anni quando imparó a creare una scarpa. Il padre non lo costrinse a farlo, voleva soltanto fornirgli un’ alternativa in caso non fosse riuscito ad ottenere il lavoro dei suoi sogni, ma Jimmy si appassionò.

Dopo una visita a Londra presso alcuni parenti, scoprì l’esistenza del Cordwainers Technical College e decise di iscriversi per imparare a realizzare le scarpe in modo professionale. Per sbarcare il lunario doveva fare le pulizie nei ristoranti.
Completato il corso, prese in affitto i locali di un vecchio ospedale in disuso e ne fece un laboratorio per disegnare, creare e vendere le sue scarpe.

Era una situazione arrangiata, ma pur sempre alimentata dallo spirito e dall’abnegazione di Jimmy. La fama del giovane che con grande cura produceva scarpe meravigliose cominciò a diffondersi.Un giorno la rivista Vogue dedicò un lungo articolo al suo lavoro. Il giorno successivo la principessa Diana chiamò Jimmy e gli chiese se potesse crearle delle scarpe innovative.

Jimmy Choo e il modello “Fukushima”

Secondo Jimmy migliaia di persone possono disegnare bozzetti ma pochissime sanno realizzare quei disegni con le proprie mani.

Ancora oggi l’azienda di Jimmy produce le scarpe più colorate, stravaganti e ricercate al mondo.

Adesso si sta impegnando per aprire un istituto professionale calzaturiero in Malesia, in modo che i giovani malesiani possano avere le stesse possibilità che ha avuto lui.

Gabriella Loiacono.

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