CHERNOBYL

Era il 26 aprile del 1986 quando il reattore quattro della centrale nucleare di Chernobyl esplose.

Il 15 agosto 1972 iniziarono i primi lavori per costruire i reattori uno e due dell’impianto nucleare di Chernobyl: la centrale fu costruita per un bisogno urgente di elettricità nell’estremo nord della nazione federale dell’Ucraina,  ex unione sovietica.

Successivamente ampliarono la centrale nucleare aggiungendo i reattori numero 3 e 4, i più grandi e innovativi che presentavano un nuovo modello di reattore chiamato RBMK-1000: usava il plutonio, “un minerale” per produrre vapore, tramite la fissione nucleare.

La fissione consiste nella divisione degli atomi di plutonio ad altissime velocità: un processo molto instabile, bilanciato da barre di controllo di boro “un metallo”. All’esterno c’è acqua fredda per permettere al nocciolo, la parte interna del reattore, di non surriscaldarsi. Poi il vapore prodotto viene trasportato tramite dei tubi fino alle turbine che, collegate a un alternatore, permettono la produzione di energia elettrica.

Uno schema della centrale di Chernobyl. Immagine presa da un video di Geopop.

Quella sera a Chernobyl  il personale del turno di giorno, più esperto, aveva eseguito un controllo del sistema di emergenza che mirava a verificare se, in caso di blackout, due generatori diesel si sarebbero attivati permettendo così un flusso continuo di acqua nel nocciolo, tramite delle pompe, Questo avrebbe evitato al nocciolo di fondere. Ci fu un ritardo nell’esecuzione del test che fu proseguito dagli addetti del turno di notte, che non avevano competenze per eseguirlo: il capo ingegnere Anatoly Dyatlov insistette per continuare il test.

A notte tarda iniziò il test ma qualcosa andò storto: la potenza diminuì drasticamente ma anziché spegnere il rettore e riprovare un altro giorno, il capo ingegnere della sala di controllo del reattore numero 4 volle continuare il test prendendo una decisione drastica.

Anatolij Djatlov decise di alzare tutte le barre di controllo, ma all’improvviso tutti i valori di pressione, temperatura e quantità di energia prodotta andarono fuori controllo.

Ci fu un forte boato, il nocciolo del reattore esplose facendo inalzare in pochi minuti una grande colonna di fumo radioattivo alimentato dalla combustione del carburante nucleare. Le fiamme divamparono per giorni.

La notte dell’esplosione intervennero i poveri pompieri che morirono per tentare di spegnere le fiamme senza successo.

I capi decisero di gettare varie sostanze come piombo, sabbia e boro e così la situazione cominciò a migliorare.

Alla fine, si decise di costruire un involucro di cemento armato che risultò poco resistente: già intorno al 2000 il primo “sarcofago” iniziò a cedere e, intorno al 2016, si iniziò a costruire un nuovo involucro in acciaio della durata stimata di più di 100 anni.

Le vittime dell’incidente furono 65, ma per via di tumori e cancri causati dalle radiazioni furono molto di più, oltre ai 160.000 sfollati obbligati a lasciare le loro case a Pryipiat.

Antonio Nicolas Abbate

Lascia un commento

My Agile Privacy
Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione. Cliccando su accetta si autorizzano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su rifiuta o la X si rifiutano tutti i cookie di profilazione. Cliccando su personalizza è possibile selezionare quali cookie di profilazione attivare.
Attenzione: alcune funzionalità di questa pagina potrebbero essere bloccate a seguito delle tue scelte privacy: