La dislessia, per me

Partendo dalla canzone di Beatrice, vi racconto cosa si prova a essere dislessico.

La dislessia è una cosa sopportabile in alcuni casi in altri no.

Io impiego più tempo a capire le tabelline oppure rispettare le regole ortografiche delle parole. Quindi, per esempio, non so distinguere la a senza h o la a con l’h e, come dice la canzone di Beatrice, per me è difficile.

Ogni tanto confondo la sinistra e la destra.

Io mi impegno tanto per non commettere questi errori e per questo vado in uno studio pedagogico: lì mi aiutano a studiare, ma è molto molto difficile, mi stanco molto velocemente e talvolta mi sento di impazzire quando sento tante persone parlare. 

Anche a scuola, quando  i professori  spiegano per tanto tempo qualcosa, io non riesco più a capire, perchè le parole sono cose astratte.

Io, per capire, ho bisogno di vedere immagini. 

In generale poche persone mi capiscono e, se mi prendono in giro, io mi dispiaccio molto. Per esempio, l’anno scorso un bambino mi diceva sempre: “Sei uno sfaticato, sei ignorante!” Io quando tornavo a casa piangevo.

Quando sono nervoso non faccio caso che emetto suoni con la bocca oppure disegno oppure mi distraggo facilmente per allentare la tensione di non riuscire a fare le cose che mi chiedono i professori. 

Fortunatamente, il tema della dislessia viene affrontato in maniera corretta ed è anche oggetto di canzoni!

Oltre a Beatrice, anche allo Zecchino d’oro c’è stata una canzone. C’è anche un film che ho visto e che vi consiglio, “Chiama stelle sulla terra”.

 

 

Andrea Lo Verme

 

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