La pietra…parlante

                                         “Sono rimasto di sasso”!

 Questa espressione, che certamente abbiamo sentito spesso, ci fa pensare a quando, in seguito ad una notizia o evento straordinario, restiamo senza parole, proprio come un sasso. Perché, si sa, i sassi NON parlano!

Eppure esiste un’eccezione: è la Stele di Rosetta, l’unica pietra che ha “parlato” al suo scopritore facendo sì che tutto il mondo riuscisse a comprendere i geroglifici egiziani e con essi la storia e la cultura dell’Antico Egitto.

Siamo nel 1799 in Egitto, durante la campagna di conquista di Napoleone. Il Capitano P.F. Bouchard scopre la Stele nel piccolo villaggio di El Rashid, cioè Rosetta, sul Delta del Nilo.

La Stele di Rosetta è una grande lastra di granodiorite (granito nero), alta 1,14 metri, larga 72 centimetri e spessa 27 centimetri. Su di essa è riportata un’iscrizione divisa in tre registri per le tre differenti grafie che si usavano a quel tempo in Egitto: i Geroglifici, usati per i testi ufficiali e importanti; il Demotico, usato per i documenti ordinari; il Greco Antico, lingua ufficiale della dinastia Tolemaica in Egitto.

L’iscrizione è il testo di un decreto emesso nel 196 a.C. in onore del Faraone Tolomeo V Epifane, che aveva solo tredici anni, in occasione del primo anniversario della sua incoronazione. Sono elencati i benefici resi all’Egitto dal Faraone e la conseguente decisione dei Sacerdoti di erigere statue d’oro in onore del Re in molti luoghi di culto del paese.

Dopo ben 20 anni di lavoro e confronto del testo greco, lingua nota, con i geroglifici, Bouchard riuscì ad interpretarli dando così la possibilità a tutti noi di conoscere una delle Civiltà più antiche e affascinanti, quella egiziana.

In seguito alla sconfitta francese in Egitto la Stele fu consegnata agli Inglesi e Re Giorgio III la donò al British Museum di Londra, luogo in cui è esposta tuttora.

Una curiosità: il Capitano Bouchard non poté studiare la stele originale perché, appunto, portata in Inghilterra. Studiò su una pregiatissima copia custodita nel Museo Egizio di Torino, il più completo al mondo dopo quello di El Cairo.

Immagine della Stele di Rosetta

 David Mauro Albrizio

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